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Technisub, il business vien dal mare



Dalle famose pinne “Rondine” (nel 1962) alla recente maschera “Seal” il gruppo fa leva sull’innovazione
E pensare che Ie pinne, durante l'ultima guerra, venivano considerate alle stregua di uno strumento militare segreto e, appunto per questo, tenute in custodia dai carabinieri...». Si lascia andare ai ricordi Luigi Ferraro, una vita avventurosa alle spalle che gli ha fruttato una medaglia d'oro al valor militare per i suoi atti di eroismo, che lo ha visto proporsi come personaggio fuori dagli schemi su campi diversi e infine fondare la Technisub (in altre parole "Tecnologia subacquea", ma con una "acca" in più per assicurarsi un tocco di internazionalità.), la società genovese nota per Ie sue attrezzature d'avanguardia, in molti casi coperte da brevetto. «In quanti Paesi siamo presenti? Sarebbe meglio elencare quelli che ancora non conoscono il nostro logo, rappresentato da un pesciolino e un compasso gialli in campo nero», gli fa da contraltare il figlio Paolo, da vent’anni alla guida dell'azienda, da quando cioè, nel 1982, Luigi decise di mettersi da parte accontentandosi della presidenza onoraria. Una bordata di orgoglio aziendale, che lascia subito spazio al bis. «Persino James Bond nel film Operazione tuono, impersonato da Sean Connery, sfoggiava il nostro Jaguar, uno dei primi fucili subacquei ad aria compressa i cui 19 pezzi sono tutti smontabili e rimontabili a mano».
A raccogliere questa storia di piccola, ma significativa, imprenditoria siamo a Genova, nella zona del porto, in una struttura che, per la verità, lascia un po' a desiderare. Ma da queste parti, si sa, l’importante non è figurare ma far quadrare i conti, perché i quattrini sono quattrini. Salvo poi venire a scoprire, casualmente, che Ie sette diverse ubicazioni della Technisub, compreso lo stabilimento produttivo di Cicagna, nell'entroterra di Rapallo, saranno unificate a metà del prossimo anno in un monopiano carrabile di Seimila metri qudrati situato poco dopo lo stadio di Marassi. Una cinquantina di dipendenti, di cui sette al lavoro nel centro ricerca e sviluppo. diciannove milioni di euro in termini di fatturato supportati da utili al 15% dopo Ie tasse e a fronte di un export attestato sul 75%, la Technisub non ha mai puntato a primeggiare sui numeri (figura soltanto al quarto posto fra Ie aziende del polo ligure delle attrezzature subacquee, sparse fra la costa e i primi contrafforti dell'Appennino); semmai ha voluto giocare Ie carte della tecnologia e della qualità, realizzando prodotti decisamente innovativi.
«Ad esempio nel 1998 - tiene a precisare Paolo Ferraro - abbiamo aperto un nuovo fronte nel settore degli occhiali da nuoto, inventando un prodotto che non esisteva. Per la verità lo spunto ci e stato suggerito dai polinesiani, che da 200 anni, lavorando noci di cocco, producono ingegnosi occhialini che, una volta sigillati con la pece, vengono inseriti nell'orbita oculare. Noi abbiamo rivoluzionato il concetto, realizzando una maschera da nuoto idrodinamica e leggera, battezzata Seal, che ben si sposa con il viso e non con le orbite lasciando peraltro libero il naso. Si tratta di un prodotto brevettato che ci e già stato copiato 21 volte: non a caso abbiamo in corso sette cause in Italia, mentre con gli americani è stata trovata subito la via della transazione. E di Seal ne abbiamo già prodotto un milione di esemplari, uno dei quali è approdato alla Casa Bianca» In effetti una lettera di ringraziamento dell' ex presidente americano Bill Clinton fa bella mostra, debitamente incorniciata, nell'ufficio di comando.
Ma facciamo un passo indietro. Luigi Ferraro, detto Gigi, nasce a Genova il 3 novembre 1914, e lì vive sino al 1928 quando la madre Rigoletta, che si era rifatta la vita con un floricoltore dopo aver rotto con il primo marito Salvatore, ufficiale della Regia Marina, si trasferisce a Tripoli. «In questa città - sono parole del nostro eroe - ci restai sino a 18 anni, quando rientrai in Italia per frequentare l’Istituto di educazione fisica, per poi tornare in Libia a insegnare. Sempre assecondando, da buon genovese figlio di un napoletano, la passione per il mare, e inventandosi una maschera "a cassetta" in lamierino di zinco, con il vetro stuccato davanti e dietro una guarnizione ricavata da un parabrezza d'automobile. Ma siccome perdeva escogitai una valvola di svuotamento manovrabile attraverso un tasto ricavato da una vecchia tromba. Ed escogitai anche un lancia-arpioni tubolare che scagliava frecce dotate di fiocine ricavate da stecche di ombrello. Così, con questa attrezzatura, mi dedicavo alla pesca».
Nel 1939 Ferraro si sposa con Orietta Romano, a sua volta insegnante di educazione fisica. Poi, quando scoppia la guerra, si arruola pur essendo miliitesente, finendo però in artiglieria, ma riuscendo ad accodarsi alla Decima flottiglia Mas distanza a La Spezia. E proprio a lui venne assegnato il compito di arruolare gli uomini che avrebbero fatto parte del famoso Gruppo Gamma. In altre parole gli incursori subacquei. «Per farla breve - interviene il presidente - papà venne spedito in Turchia sotto mentite spoglie, quelle di un play boy, attaché dell'Ambasciata, con il compito di sabotare i mercantili inglesi che partivano dal porto di Alessandretta e di Mersina carichi di minerali. E ne avrebbe affondato tre e danneggiato un altro».
Finita la guerra, ma è fare un torto nel non raccontare tutte le avventure che lo videro protagonista, Luigi Ferraro per sbarcare il lunario avvio una impresa per il recupero delle spugne in Tunisia, ma gli andò male, poi tornò a Genova dove si buttò senza successo nel recupero di navi affondate. Fortuna volle che incontrasse Egidio Cressi, un pioniere delle attività subacquee, che lo fece entrare nel 1947 nella sua aziendina, la “Casa del pescatore", con il ruolo di direttore tecnico. Il sodalizio andò bene (la società fa parte ancora oggi dell'élite produttiva ligure) e sarebbe durato per 15 anni, «sino a quando decisi - sono ancora parole di Luigi - di dedicarmi alla produzione di articoli più sofisticati. Così, il 13 ottobre 1962, in un garage di poco più di cento metri quadrati affittato in Via Papiniano a Genova, fondai, con il mio primogenito Italo (che in seguito avrebbe preso altre strade) e in società con gli amici Carlos Reinberg e Paolo Ruggero, la Technisub, forte di cinque operai fidati che mi avevano seguito nella mia avventura e di una segretaria. Mi misi così a tavolino e creai due prodotti rivoluzionari per quei tempi: le pinne Rondine e la maschera Pinocchio. E abbinai alla produzione i primi erogatori per aria compressa, quelli, della Spirotechnique di Jacues-Yves Cousteau con il quale intrattenevo buoni rapporti», «Se vogliamo dire tutta la verità - non manca di precisare Paolo - a incoraggiare papà nella sua iniziativa era stato un amico, l'italo-americano Gustav Della Valle, con la promessa di acquistare tutta la produzione.
«Vedrai, gli aveva detto, che non riuscirai nemmeno a soddisfare le mie esigenze». Sta di fatto che anziché i soldi arrivò una lettera nella quale in sostanza si diceva: «Caro Luigi, e meglio che tu ti sieda. Sono fallito e non posso quindi pagarti». Fortunatamente alla fine del 1963 i francesi della Spirotechnique (nonostante l'uscita di Cousteau) ci diedero una mano entrando nel nostro capitale con il 15 per cento. La società si rimise quindi in carreggiata, lanciò con successo nuovi prodotti, avviò uno stabilimento per lo stampaggio della gomma e ampliò i depositi, ma all'inizio degli anni Ottanta creare, inventare e innovare non bastava più. La crescita disordinata era stata insomma mal digerita. Si rese pertanto necessario un ridimensionamento dell'azienda, al quale si opposero duramente i sindacati. L'ultima carta era rappresentata da una nuova ricapitalizzazione, «ma papà, che nel 1982 aveva 68 anni, era stanco e non se la sentiva di indebitarsi. Consultò quindi i soci transalpini e disse loro di mandare qualcuno perché non intendeva più continuare. In assemblea i francesi (la Spirotechnique si andava in quegli anni alleando con l'americana U.S. Divers trasformandosi nel colosso Aqua-Lung International, che fa capo alla Air Liquide). si accollarono la ricapitalizzazione, diventarono gli azionisti di maggioranza e a mia insaputa mi nominarono presidente». Da allora e per una decina d'anni, ogni tre mesi Paolo Ferraro si e recato a Parigi per rendere conto del proprio operato.. Poi, via via, queste visite si sono diradate e infine annullate. «È vero, ora mi limito soltanto a qualche telefonata per dire cosa intendo fare. Ma visto che i conti quadrano mi viene regolarmente risposto: "Paolo perché ci chiami?". Di certo è una gran bella soddisfazione».
Due storie segnate dall’avventura
Se la storia di Luigi Ferraro risulta quanto mai avventurosa, anche quella di Paolo, attuale presidente e deus ex machina dell'azienda («Mi occupo di tutto. Leggo persino una per una Ie lettere inviate dalla clientela, alle quali rispondo personalmente senza però citare la carica per non esagerare») non manca di evidenziare aspetti tanto pratici quanto coinvolgenti. Come quando lo troviamo a combattere in mutande contro l'acqua del Bisagno che nel 1997 aveva allagato il magazzino proprio mentre lo stava facendo visitare a 25 ospiti stranieri. Episodio che ricorda con queste parole: «Dopo averli fatti scappare di corsa, perche l'acqua quando arriva è una vera furia, mi tolisi i pantaloni e mi misi a salvare il salvabile, cercando di spostare a mano i pallets carichi di prodotti finiti perche la fanghiglia non lascia superstiti».
In effetti dalla fotografia di questo presidente ne salta fuori un uomo fuori dagli schemi di 56 anni (è nato a Geneva il 21 luglio 1946), campione italiano e quarto ai mondiali di paracadutismo a squadre («Per cinque anni ho frequentato i cieli di diversi Paesi»), ovviamente buon nuotatore nonché sponsor personale dell'informatica: «Papà di computer e di telefonini non ne ha mai voluto sapere, ma per fortuna nelle tecnologie mi ci ha lasciato sguazzare. Cosi gia nel 1967 fecero il loro debutto Ie schede perforate in azienda dove io, una volta preso il diploma di ragioniere e frequentato per un po' la facolta di Economia e commercio, avevo incominciato a lavorare». E proprio il computer, «che aveva preso il posto della matita creativa di mio padre», ha rappresentato l'arma vincente della Technisub, oggi all'avanguardia nelle linee progettate per il nuoto e per ogni altra attivita subacquea. Con una produzione allargata a sofisticati strumenti di controllo per Ie immersioni, giubbetti equilibratori e profondimetri che integrano i calcoli necessari alla decompressione: «Sino a poco più di dieci anni fa — tiene a sottolineare Paolo Ferraro — si procedeva manualmente sulla base di una tabellina. Noi siamo stati i primi a credere nel futuro, faticando a convincere sia i medici che l'opinione pubblica».
II tutto abbinato alla filosofia di vendita che il vecchio Luigi ha sin dall'inizio cercato di instillare al figlio: «Il cliente quando compra un nostro prodotto deve esserne sempre soddisfatto, anche a scapito dei guadagni». Riteniamo però che l'attuale numero uno, da buon genovese, su questa lunghezza d’onda si sia sintonizzato soltanto in parte.

2003-12-23
Il sole 24 ore
 
   
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